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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Mercoledi 21 Agosto 2019, ore 19:55

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a cura di Andrea De Giorgio

Collina impegnato a dirigere una delle sue numerose partite di serie A di quest'ultima stagione.  
(Premi per la FOTO Ingrandita)

L'arbitro per eccellenza forse se ne va

Collina lascerà l'AIA per limiti di età, Carraro pensa ad un prolungamento. Per lui un futuro da designatore?

Id Article:8357 date 21 Giugno 2005

Milano,

Come la Roma ha Totti, il Milan Sheva e l'Inter Adriano, l'AIA (associazione italiana arbitri) ha Pierluigi Collina. Ha, o meglio aveva. Già, perchè con ogni probabilità dalla fine di questa stagione, il numero uno dei fischietti italiani lascerà l'associazione per raggiunti limiti d'eta (45 anni, ndr). Una stagione particolare, quella appena terminata dal fischietto viareggino, in cui è stato troppo spesso designato per sfide di secondo piano ed esiliato ad un ruolo attore non protagonista. Infatti, il sorteggio integrale con l'applicazione delle fasce ha spesso "relegato" Collina ad arbitrare perfino partite di serie B, sebbene fossero importanti. Alla fine poi, è stato chiamato in causa per dirigere una delle sfide più delicate della stagione: Bologna-Parma, spareggio per non retrocedere. Con la consueta sicurezza che lo contraddistingue, Collina ha diretto alla perfezione. La differenza tra lui e gli altri? Per rispondere a questa domanda è necessario partire dal principio. Già, perchè per arrivare a quei livelli ci vogliono almeno 15 anni di carriera....se va bene! E Pierluigi se li è fatti tutti. L'arbitro che è arrivato in meno anni in serie A fu Pairetto, guardacaso un altro Pierluigi, (la vita...) in 13 anni, ed iniziò a 15.

Comprendere come un arbitro arrivi in serie A è importante, perchè partiamo già dal presupposto che alle sue spalle c'è una gavetta non indifferente tra gare di provincia e di regione. Il fischietto viareggino in tutti quegli anni ha fatto molta esperienza ed ha forgiato un preciso carattere arbitrale, mescolato con una comunicazione efficace, che l'ha reso il più bravo al mondo. Ma di Collina se n'è parlato anche in un altro senso: "il Protagonista". Ritornano così alla mente il gol annullato in un Inter-Juventus, di Ganz, quando annullò la rete convalidata dall'assistente Ivaldi, andando poi a parlare con Hogson per spiegare l'accaduto. Un arbitro non dovrebbe mai dare spiegazioni,eppure lui lo fece. Fu forse il battesimo del suo "protagonismo", inteso in senso positivo. Positivo perchè il suo essere al centro dell'attenzione, non ha mai dato adito a dubbi o dietrologie. Collina è sempre stato sinonimo di garanzia e professionalità. Altri episodi: dall'inchino con Marco Aurelio, del Vicenza (fatto dal giocatore per chiedere scusa) a quel Perugia-Juventus sotto il diluvio, che decise la perdita dello scudetto per i bianconeri. Certamente la sua carriera è ricca di episodi e di grandi traguardi. Uno su tutti, senza dubbio, la finale di coppa del mondo del 2002, la partita che tutti gli arbitri sognano di dirigere.

Certo è che di Pierluigi Collina se ne parlerà, eccome, ancora per molto. Un futuro all'estero (dove può continuare la sua carriera) oppure un futuro nella dirigenza dell'AIA. Ma vista la sua caratura tecnica, Carraro sta pensando, assieme a Lanese (presidente AIA, ndr) di prolungare la sua permanenza nella massima serie, almeno per un altro anno.Sicuramente una persona come lui, prima che un arbitro, sarebbe un peccato lasciarsela scappare. Si parla già di lui come nuovo designatore unico, al posto della coppia Pairetto-Bergamo, che non ha dato molto lustro all'associazione. L'augurio che possiamo fare al "pelatone" per eccellenza, ed in genereale al calcio italiano è che, la fiducia riposta in lui durante la sua attività di arbitro, vengo rinnovata anche adesso, assegnandogli il ruolo di designatore unico. In questo modo, siamo certi, sarebbero garantite sicurezza e trasparenza.

Insomma il "nostro" arbitro, per quanto possa essere anche stato criticato è, e sarà nel mondo, garanzia di un calcio pulito e rispettato. Un' Italia rappresentata da gente come lui, certamente è un Italia da mettere in vetrina, nello sport e nella vita. Di Collina ce ne vorrebbero 10 per ogni domenica, almeno in serie A, così eviteremmo di sorbirci gli innumerevoli programmi dietrologici, conditi con indigeste moviole, tornando a goderci il calcio per il suo aspetto tecnico, tattico e sportivo.



Andrea De Giorgio