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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Lunedi 19 Agosto 2019, ore 20:21

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a cura di Fabio Epifani
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Vent'anni di felicità

Il 12 maggio 1985 l'Hellas Verona festeggiava la vittoria dello Scudetto

Id Article:7922 date 15 Maggio 2005

Verona,

A volte, alcune storie vanno raccontate dalla fine. Questa è una di quelle... Domenica 12 maggio 1985. Bergamo, stadio "Atleti Azzurri d'Italia". La partita che si gioca è Atalanta - Hellas Verona, un match che, disputato al giorno d'oggi, varrebbe poco, pochissimo. Ma allora... allora era diverso, allora c'era una squadra, l'Hellas Verona, che era ad un passo dal suo sogno, ad un passo dalla realizzazione di un'utopia che, nel corso della stagione 1984/1985, si trasformò via via in splendida realtà. Allora c'era un gruppo di giocatori che fece sognare una città, c'era un gruppo di giocatori che unì Verona, che amalgamò tutti i veronesi, dai più grandi ai più piccoli, nell'orgoglio autoctono, nella felicità e nella gioia di essere veronesi, veronesi e tifosi dell'Hellas. Ma torniamo alla partita. Quattromila tifosi veneti si presentarono allo stadio bergamasco, nella palpitante attesa che arrivasse quel punticino che serviva per diventare, ufficialmente, Campioni d'Italia. Quasi a voler scherzare con le coronarie dei veronesi, l'Atalanta passò in vantaggio, al 16' con Perico. Ma al 51', il bomber dell'Hellas, il danese Preben Larsen Elkjaer, pareggiò il conto delle reti; e, 39 minuti dopo, al fischio dell'arbitro Boschi di Parma,fu finalmente sancito il verdetto che tutti i veronesi aspettavano: Hellas Verona Campione d'Italia 1984/1985. Pianti, commozione, felicità. Irrefrenabile felicità. In quel momento tutto passò in secondo piano, tutto. In quel momento contava soltanto Bergamo, il campo di calcio e gli eroi gialloblù con gli occhi gonfi di lacrime, lacrime di felicità, che festeggiavano coi quattromila tifosi arrivati dalla città di Giulietta. Il sogno si era avverato. L'utopia era diventata realtà. Questo, tutto questo, accadeva 20 anni fa. Un manipolo di eroi conquistava il primo (e finora unico) Scudetto nella storia dell'Hellas Verona. Fu lo Scudetto di Elkjaer, il bomber di Copenaghen che segnò alla Juventus senza scarpino; fu lo Scudetto di Pietro Fanna che, "scaricato" dalla Juventus stessa, si prese la sua rivincita, correndo instancabile su quella fascia destra; fu lo Scudetto di Hans Peter Briegel, il teutonico mediano che fermò Maradona, il teutonico mediano che, con le sue progressioni, lasciava dietro di sé terra bruciata, come Attila; fu lo Scudetto di "Nanu" Galderisi, altro giocatore scuola Juventus, altro giocatore che, con la sua rapidità e la sua velocità, faceva impazzire i difensori avversari; quello fu anche lo Scudetto di Capitan Trivella, di Marangon, Garella, Volpati e Di Gennaro. Ma fu soprattutto lo Scudetto di Osvaldo Bagnoli, uno dei più umili personaggi sportivi italiani, uno dei pochi allenatori davvero capaci di parlare solo coi fatti, e non solo con le effimere parole. Uno dei più grandi di sempre. Buon anniversario, Hellas, mille di questi giorni.



Fabio Epifani