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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Venerdi 23 Agosto 2019, ore 09:42

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Capi di Stato, re e uomini di governo di 200 delegazioni provenienti da tutto il mondo sono presenti ai funerali di Giovanni Paolo II. Sulla destra del sagrato, in prima fila i regnanti; dietro di loro i Capi di Stato e di governo, quindi i ministri degli Esteri e a seguire gli ambasciatori con il rango di capi missione  
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Il mondo si ferma per i funerali del Papa.

Milioni di persone, inclusi i potenti della terra, rendono l'ultimo omaggio al Sommo Pontefice.

Id Article:7122 date 8 Aprile 2005

Roma,

Oggi siamo stati testimoni di un evento unico nella storia dell'umanità , buona parte del mondo si è fermata per rendere l'ultimo omaggio al Santo Padre assistendo di persona, tramite i maxi schermi o la televisione al suo funerale.

Le immagini della solenne cerimonia funebre di piazza San Pietro sono state infatti trasmesse in più di 90 paesi di tutto il mondo. Le riprese sono state effettuate dalla Rai e dal Centro Televisivo Vaticano (CTV) con 60 telecamere di cui 22 impiegate in piazza San Pietro. Per le immagini dall'alto sono stati utilizzati due elicotteri, uno della Rai e uno della Polizia di Stato. Tra i Paesi che hanno trasmesso in diretta funerali, oltre a tutte le principali emittenti televisive europee anche la tv di Gerusalemme, parecchie emittenti africane ed asiatiche oltre a quelle del Giappone, dei Paesi Arabi incluse Abu Dhabi TV, Al-Jazeera e Al-Arabiya, le principali reti mondiali all news (Cnn, Sky, BBC, NBC), la tv della Russia e di tutte le repubbliche dell'ex Unione Sovietica (Bielorussia, Estonia, Lituania, Lettonia, Moldova, Ucraina).

Per questo evento la città di Roma è stata blindata per via dell'afflusso dei milioni di pellegrini che hanno voluto portare il loro ultimo saluto al Papa ma anche per le oltre 200 delegazioni di capi di stato, di governo o di organismi internazionali quali Onu, Nato, Unione Europea e via dicendo provenineti da tutto il mondo. Tanti potenti della terra ma anche le principali delegazioni delle più importanti confessioni religiose mondiali (ortodossi, ebrei, mussulmani, buddisti, ecc.), le stesse a cui più volte Karol Wojtyla si è rivolto per pregare congiuntamente per la pace tra le nazioni.

Essendo Piazza San Pietro e via della Conciliazione gremite al limite della capienza, per far seguire a tutti i pellegrini giunti nella capitale la funzione sono stati allestiti numerosi maxi schermi in punti strategici della città e lo stesso è stato fatto in numerose città italiane e in molte metropoli del mondo da New York a Manila, da Cracovia a Calcutta.

Mai tutti i potenti della terra e tanta gente comune si erano fermati per rendere omaggio ad un uomo che ha saputo con tenacia cambiare la storia, senza mai risparmiarsi e sacrificandosi fino all'estremo.

Come era stato stabilito a pronunciare l'omelia è stato il cardinale Josef Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Decano del Collegio Cardinalizio.

"Come Pietro obbedì al comando di Gesù: "seguimi", anche Giovanni Paolo II ha obbedito alla stesso comando rivoltogli." Questo è stato l'incipit della sua omelia. "Seguimi dice il Signore risorto a Pietro, come sua ultima parola a questo discepolo, scelto per pascere le sue pecore. Seguimi, questa parola lapidaria di Cristo può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che viene dalla vita del nostro compianto ed amato Papa Giovanni Paolo II, le cui spoglie deponiamo oggi nella terra come seme di immortalità , il cuore pieno di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine".

Il cardinale Ratzinger ha ricostruiro nella sua omelia la vita del Papa, a cominciare dal passato di giovane operaio sotto la minaccia nazista. "Lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, ha sentito la voce del Signore: Seguimi! E' realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare frutto, un frutto che rimane. 'Alzatevi, andiamo!', è il titolo del suo penultimo libro. 'Alzatevi,andiamo!' con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. 'Alzatevi, andiamo!' dice anche oggi a noi".

"Il Papa non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sè; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all'ultimo momento. Il Santo Padre è stato sacerdote fino in fondo, perchè ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l'intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Così è diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore".

"Per tutti noi rimane indimenticabile come in questa ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un'ultima volta ha dato la benedizione Urbi et orbi . Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore".

Durante l'omelia il cardinal Ratzinger è stato interrotto da applausi spontanei per tredici volte e ha voluto concludere il suo discorso rivolgendosi soprattutto ai giovani esortandoli ad andare avanti e a suguire il cammino indicato più volte dal Santo Padre. Gia prima dell'inizio della messa tra la distesa di bandiere di tutte le nazionalità , a piazza San Pietro erano stati srotolati diversi striscioni con su scritto: "Santo subito", a testimoniare la devozione nei confronti di un Papa che in molti vorrebbero già sugli altari. E come nei tempi passati al termine dell'omelia pronunciata si è levato dalla folla lo stesso grido. Una richiesta accompagnata da un battimani e che si è propagata come un'onda dall'inizio alla fine della piazza.
Altro momento fondamentale prima del termine della celebrazione è stato lo scambio del segno di pace e per la prima volta il presidente israeliano Moshe Katsav ha stretto la mano al presidente siriano Bashar Assad e al capo dello stato iraniano Mohammad Khatami. Questo clima che si è creato durante il funerale del Papa tra capi di Stato e esponenti politici e religiosi delle più diverse provenienze ha generato profonda soddisfazione. "Ci sono stati - osserva un alto funzionario vaticano - moltissimi incontri di questo tipo, perchè le persone si sono incontrate in un ambiente dove le loro strette di mano non avevano alcuna risonanza politica. Così si sono salutati israeliani e palestinesi, musulmani e ebrei, capi di Stati non propriamente 'amici'".

L'unica nota stonata e censurabile quella da parte del governo di Pechino che ha deciso all'ultimo momento di non inviare alcuna delegazione per protesta nei confronti del Vaticano e dello stato Italiano rei di aver concesso il visto al presidente di Taiwan.

Terminata la celebrazione e dopo che la folla a potuto dare l'ultimo addio al feretro, il Papa è stato sepolto nelle grotte vaticane. "Tra qualche giorno diremo quando si potrà visitare la tomba di Giovanni Paolo II" ha detto il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls ed è presumibile che lunedì si potrà sapere il giorno di apertura delle grotte.

 



Antonio Dir. Delle Site