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Issue792 del 06/10/2010 Year: 2010 ID: 10 Mercoledi 12 Dicembre 2018, ore 07:19

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Boniek seduto alla scrivania durante l'intervista per "erlupacchiotto"
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Intervista a Zbigniew Boniek l'ex bello di notte.

Una panoramica a tutto tondo sul calcio di ieri e di oggi.

Id Article:6629 date 6 Marzo 2005 Dichirazione di: Zbigniew Boniek

Roma, Come è cambiato il calcio in questi anni, l'inizio della carriera, i suoi trascorsi con la Roma: di questo e tanto altro ancora abbiamo discusso con Zibi Boniek, il campione polacco che militò nella Roma per tre stagioni e che, con cortesia e disponibilità , ci ha accolto nel suo studio di Roma per la realizzazione di questa intervista. 

Quando hai cominciato a giocare a calcio? Esattamente non lo saprei dire. I miei ricordi più lontani sono legati al calcio fin dall''infanzia. Inoltre mio padre giocava nella serie A polacca quindi per me era una cosa normale giocare fin da bambino. Ricordo che per il calcio riuscivo a fare qualsiasi cosa; se c''era una sfida tra scuola e scuola o un evento calcistico di particolare rilevanza preferivo marinare le lezioni piuttosto che perderlo.

Quando hai deciso che il tuo futuro era nel calcio professionistico? Quando giocavo io il calciatore professionista non guadagnava i soldi che si percepiscono oggi. Quindi era difficile decidere in tal senso perchè chi giocava al calcio non pensava che questa potesse essere una fonte di guadagno. Personalmente ho sempre avuto un atteggiamento da professionista fin da quando cominciai a giocare nella serie B polacca a 15 anni. Poi mi accorsi di essere particolarmente dotato al punto che a 18 anni e mezzo arrivò la convocazione nella nazionale e da li in poi si sono aperte tutta una serie di opportunità che mi hanno permesso di firmare contratti da professionista.

Come la prese la tua famiglia? Devo dire che nussuno mi ha mai spinto a giocare a calcio anzi di questo argomento difficilmente se ne parlava. Mio padre, anche lui calciatore, non mi ha mai spinto a seguire i suoi passi, la sua unica preoccupazione era quella che andassi bene a scuola poi per il resto sono sempre stato libero di scegliere. Anzi lui per non mettermi pressione non veniva nemmeno a vedermi giocare. Solo quando avevo 17/18 anni e oromai giocavo con una certa continuità, una volta mi chiese se potevo rimediargli dei biglietti per la partita. Questo mi ha sicuramente permesso di giocare bene e tranquillo senza l''assillo che oggi ad esempio non risparmiano certi genitori ai propri figli quando decidono che questi devono intraprendere la carriera di calciatore.

Come fu il tuo primo approccio con il calcio italiano? Ti sentivi pronto per questo tipo di esperienza? Per la verità non ho avuto nessun tipo di problema in quanto prima di venire a giocare in Italia avevo già preso parte ai mondiali e alle coppe europee; anzi con il Widzew Lodz avevamo già battuto tante squadre ben più blasonate tra cui anche la Juventus, pertanto l''unica difficoltà che ho avuto nell''immediato era legata alla lingua e alla possibilità di comunicare con la gente. Una volta superato questo ostacolo non ho avuto più alcun tipo di problema.

Quando stavi alla Juventus ti venne dato l''appellativo di ''Bello di notte''. Questo ti ha mai infastidito? Per niente, anche perchè bisogna conoscere il contesto nel quale è nata questa frase.Ci trovavamo a New York per un evento che adesso non ricordo qualche settimana dopo una mia prestazione straordinario in coppa dei Campioni che si era disputata di sera. Durante il ricevimento di gala l''avvocato Gianni Agnelli ci presento a Kissinger: presentando Platini disse questo è ''bello di giorno'' e poi presentando me disse ''questo invece è bello di notte''. Sentendo questa presentazione alcuni giornalisti presenti ripresero tale definizione contribuendo ad alimentare questo ''mito''che personalmente ho sempre considerato una cosa simpatica e carina. Tutto qua. E poi sai quanti, calciatori e non, vorrebbe esser chiamati ''bello di notte''......

Quando sei arrivato a Roma che ambiente hai trovato? Che differeze hai riscontrato con la Juventus? Da un punto di vista organizzativo praticamente nessuna perchè con il presidente Viola la Roma era organizzata ottimamente. Forse allora Roma e Juventus erano le due società organizzate meglio in Italia. La Roma era organizzata alla grande grazie al continuo e quotidiano interessamento di Viola. Le uniche differenze erano ambientali per il fatto che a Torino il modo di vivere e di fare è diverso da quello di Roma. A Torino l''unico divertimento era giocare a calcio a Roma tra tanti divertimenti c''è anche il calcio. E'' diverso anche il clima e questo influisce sul comportamento; certo a Roma c''è spesso il sole e la nebbia solitamente è un evento raro e questo ti condiziona, ma comunque a mio avviso Torino è una città ideale per giocare a calcio.

Cosa ricordi con maggior piacere del tuo periodo di calciatore della Roma? Sicuramente la rincorsa che abbiamo fatto sulla Juventus il primo anno che ho passato nella capitale. Per 7/8 mesi ho giocato il calcio più bello e spettacolare della mia carriera. Poi ricordo con piacere la gente, gli amici, i compagni di squadra. Ricordo che si andava a Trigoria con il sorriso sulle labbra.

Sempre relativamente a quel periodo hai qualche rimpianto? Il rimpianto è legato alla mancata vittoria di quel campionato 85/86 dove arrivammo secondi. Se avessimo vinto lo scudetto l''anno successivo si sarebbe fatta ben altra campagna acquisti e nessuno sarebbe andato via. Invece la delusione per il mancato successo ....Con l''innesto di uno/due giocatori di livello avremmo potuto puntare decisamente alla vittoria e aprire un ciclo invece ci furono prima la cessione di Cerezo e poi quella di Ancelotti......

Ma cosa accadde durante quel nefasto ''Roma-Lecce''? Il calcio purtroppo è così. Pure la Roma ad esempio qualche domenica fa conduceva 1 a 0 contro un Bologna rimaneggiato e con il tridente delle meraviglie schierato eppure la partita è finita con un pareggio. Allora qualcosa accadde a livello psicologico. Eravamo andati subito in vantaggio e ci avevano annullato il goal del raddoppio di Di Carlo che era validissimo. Probabilmente abbiamo pensato che fosse fatta e ci siamo seduti, purtroppo quando ti cala la tensione nervosa è difficile recuperare.

Tra i tanti campioni che hai incontrato chi ti ha maggiormente impressionato? Sicuramente Diego Armando Maradona, un giocatore fuori dalla norma. Se decideva di giocare, era sano, preparato e riposato non ce ne ra per nessuno, in campo nemmeno lo vedevi.

C''è mai stato un difensore che ti ha reso la vita impossibile? Ce ne sono stati tanti anche perchè quando giocavo io si giocava solo a uomo e quando ti marcava uno come Wiercowod, Bergomi o Ferri non è che era facile giocare. Non era facile destreggiarsi con uno sempre vicino che stava li a morderti le caviglie. E pensare che oggi c''è chi continua a marcare a uomo e poi nega di averlo fatto, basta vedere cosa ha fatto Mancini con Totti nell''ultimo Inter-Roma.

Ma le partite è meglio viverle dal campo, dalla panchina o dalla tribuna? In campo di sicuro. Perchè non hai lo stress. Quando cominci a giocare alla fine sei stanco e affaticato, ti vai a fare la doccia e se hai dato tutto accetti tutto, sia la vittoria che la sconfitta, e sei sereno. Peggio di tutto invece è la panchina perchè si accumula molta tenzione, si soffre tantissimo e credo che a fine partita ogni allenatore sia a rischio infarto. Da un punto di vista delle emozioni la tribuna è una via di mezzo, in quanto le responsabilità da dirigente non sono mai dirette.

Come è cambiato il calcio rispetto a quando tu eri calciatore? Praticamente in tutto. E'' cambiato nella velocità, nell''impostazione, nel modulo di gioco, persino nel regolamento. Quando giocavo io subito almeno 6/7 falli a partita da ultimo uomo e ricordo che gli arbitri si complimentavano con i difensori quando ti fermavano tirandoti per la maglia evitando invece l''entrata violenta che poteva spaccarti le gambe. Oggi quelli erano tutti cartellini rossi. E'' cambiata anche la psicologia e l''atteggiamento dei giocatori. Prima i calciatori erano dei dipendenti delle società a tutti gli effetti. Se la società ti vendeva tu non potevi rifiutare il trasferimento oggi invece le cose non sono più così. Sono aumente le sostituzioni, le rose si sono allargate e anche la quantificazione dei minuti di recupero ha contribuito a rendere più vive partite che in passato magari erano già chiuse all''ottantesimo.

Ma oggi il calcio davvero è malato? Si, ma non certo per i cambiamenti apportati che hanno reso le partite più avvincenti e il gioco più spettacolare.Il problema è che oggi ci sono troppi soldi in circolazione e come accade in qualunque settore dove di denare ne gira tanto, è facile riscontrare la presenza di personaggi che nulla hanno a che vedere con il mondo del pallone ma che stanno li solo per interesse e non per passione, cercando solo di prendere e senza dare nulla. Il rischio è che a furia di spremere non resti più nulla.

Esite un problema arbitri? Il problema esiste e non è di facile soluzione anche se oggi gli arbitri sono sicuramente migliorati rispetto ai miei tempi. L''arbitro di una volta dopo aver arbitrato andava a casa tranquillo perchè in campo c''erano si e no 2/3 telecamere. Oggi invece nessun arbitro può competere con il mezzo tecnico che con un fermo immagine può dirti di quanti centrimetri un giocatore era in fuorigioco.Personalmente però io sono contrario alla moviola in campo perchè non eliminerebbe la discrezionalità delle decisioni. Oggi capita spesso di veder discutere vari opinionisti per ore sulle stesse immagini senza giungere ad una conclusione definitiva. Posso essere favorevole se ad esempio la tecnologia servisse a stabilire se il pallone ha oltrepassato la linea di porta o meno, ma questa è una casistica assai rara. A volte si vedono giocatori tirati per la maglia cadere pesantemente in area e poi gli stessi, magari dopo una rete, correre sotto la curva a festeggiare nonostante i compagni lo tirino per stenderlo per terra per festeggiare. Il problema arbitri però è un altro. Oggi i direttori di gara sono sicuramente più preparati e corrono di più di quelli di una volta, il problema è che per fare carriera sanno che non devono inimicarsi i grandi club che fanno parte del sistema. Per invertire questa tendenza bisognerebbe rendere indipendente il settore arbitrale, trovando una formula che garantisca l''onesta ma allo stesso tempo la libertà degli stessi da organismi che un modo o nell''altro sono direttamente controllati dai grandi club.

Venendo alla Roma di oggi che opinione ti sei fatto? Vedo un po troppo caos. La squadra potrebbe fare molto di più. Oggi invece ha venti/venticinque punti di meno dell''anno scorso e a mio avviso almeno una quindicina sono dovuti all''eccessivo rilassamento. Ci sono ad esempio dei pareggi o delle sconfitte inspiegabili nel girone di andata, contro squadre nettamente alla portata della Roma. Forse il divorzio da Capello ha inizialmente creato un clima di maggior libertà che ha poi portato ad un eccessivo rilassamento pagato con la perdita di punti preziosi strada facendo. Non credo che a questa squadra servano 4/5 nuovi innesti, sono convinto che per andare bene sarebbe sufficiente che i giocatori attuali fornissero il massimo di se stessi. Se così non fosse anche con nuovi acquisti il tutto potrebbe restare identico. La Roma oggi è una squadra che quando gioca, gioca bene ma che ha problemi, come ad esempio quello del portiere, che dovevano essere risolti prima e non essere trascinati senza risposta quasi fino alla fine del campionato. Personalmente credo che questa squadra possa fare bene.

Dove la Roma deve migliorare? Come prima cosa bisognerebbe trovare i giusti equilibri interni. Mi vengono alla mente le recenti dichiarazioni di Perrotta che ha detto che a Roma si vince in tre e si perde in otto. Questo denota che c''è qualcosa che deve essere chiarito visto che si vince e si perde in 11 e che tutti i giocatori sono sostituibile, tranne Totti. Tutti i giocatori devono pensare da mattina a sera solo a giocare a calcio, a sudare e a rendere al massimo; solo così potranno arrivare i risultati sperati.

Credi che Del Neri sia l''uomo giusto per traghettare questa Roma al successo? Del Neri è un tecnico molto bravo, onesto e preparato; non so però se sia la persona giusta. Mi ricordo che appena arrivato aveva deciso di cercare di educare Cassano con il risultato che per tre, quattro partite la Roma non è che ne abbia tratto chissà quali risultati. Cassano è uno istintivo, uno per bene, uno che gioca e va preso per quello che è. Lui è uno che non vuole mai essere sostituito, che magari ti contesta platealmente ma che se gli dai fiducia ti ripaga con grandi numeri. Come Montella, è uno che parla poco con la stampa ed è un bene che non si sappia molto della sua vita privata. Il ragazzo deve solo pensare a fare bene anche se mi rendo conto che la sua gestione non sia una cosa così semplice.

Che parere ti sei fatto invece sulla società? La società la vedo bene in quanto è riuscita a far rientrare l''allarme resso che si era creato attorno ai conti. Forse il problema è la mancanza di gente di esperienza in grado di far esprimere le varie potenzialità presenti ai massimi livelli. Un buon lavoro in tal senso è quello di investire sul settore giovanile e quindi programmare bene il futuro. Se ad esempio domani dovesse essere ceduto Cassano a mio avviso non si dovrebbe fare una tragedia. Sono contento se Totti, Cassano e Montella rimaranno a Roma anche il prossimo anno ma va detto che se questo non dovesse accadere non bisogna certo sciogliere la società. Alla Juventus eravamo io, Platini e Paolo Rossi e la squadra anche dopo la nostra partenza ha continuato a vincere. Non vuol dire quindi che la Roma durerà finchè ci saranno Totti, Cassano e Montella e poi il nulla. Ci vuole sempre equilibrio nelle scelte e non è detto che la partenza di un giocatore sia così catastrofica a priori.Chi ci garantisce che domani quei tre avranno lo stesso rendimento di oggi? Non sarebbe meglio vendere oggi chi ha un buon mercato per magari effettuare un acquisto mirato? Bisogna valutare bene le varie alternative e scegliere per il meglio senza pregiudizi a priori.

Alla luce anche della recente sentenza del tribunale di Torino che opinione ti sei fatto del doping nel calcio? Quando giocavo io era un fenomeno quasi inesistente, oggi invece c''è e come. Recentemente ho parlato con un medico che mi ha detto che ricorrendo a sostanze dopanti un individuo può migliorare le proprie prestazioni di circa un 20% e questo significa trasformare un buon giocatore in quasi un campione, un campione in fuoriclasse e via dicendo. E poi il doping fa guadagnare tutti: chi lo produce, chi lo vende, chi lo assume. Purtroppo il doping genera soldi e l''antidoping no, pertanto il primo sarà sempre un gradino avanti al secondo e questa è una triste considerazione.

L''epserienza con la nazionale polacca. Rimpianti per non aver potuto giocare la semifinale dell''82 contro l''Italia? Sicuramente. Per me è stata una grande amarezza non aver potuto giocare la semifinale soprattutto per via degli impicci che hanno fatto per non farmi giocare. Ricordo che venni squalificato per un cartellino giallo assolutamente inesistente; questo però non vuol dire che se avessi giocato la Polonia avrebbe battuto l''Italia. Resta il dispiacere per non aver giocato ma nulla più.

E da CT della nazionale cosà è successo? Ho disputato cinque partite: due vittorie, due pareggi e una sconfitta. Il problema è che avendo parecchi giocatori di valore al di fuori del campionato polacco ero costretto a girare continuamente per visionare ragazzi che giocavano un po in tutto il mondo. Un impegno talmente gravoso e stressante che poi non dava soddisfazioni in quanto quando convocavo i giocatori poi capitava che uno stava male, l''altro si infortunava e quindi tutto il lavoro fatto andava vanificato. Mi sono detto che se dovevo vivere così per tre anni alla fine sarei morto di infarto e quindi ho pensato bene di lasciare il ruolo a chi si sentiva di svolgere un lavoro così massacrante. Qualcuno mi ha detto che avrei potuto pensarci prima. Però in verità non mi aspettavo questo tipo di difficoltà e poi quando l''ho provato sulla mia pelle ho capito che non mi sarei divertito e ho lasciato perdere.

Come vedi la nazionale italiana? Perchè non si è più vinto nulla se non a livello giovanile? La nazionale italiana ha sicuramente tanti buoni giocatori, una squadra robusta e concreta sia in difesa che in attacco, ha qualche buon centrocampista, è gestita bene e ha un buon allenatore. Penso che Lippi sia la persona giusta, uno che soffre la sconfitta, un po come Capello, che quando perde se non gli fai la domanda giusta ti manda a quel paese. E'' vero che dopo l''82 ha vinto poco ma ricordiamo che ha perso una finale mondiale ai rigori e per due volte sempre ai rigori è stata estromessa dalla competizione, aggiungiamoci un pizzico di sfortuna qua e la, certi arbitraggi scandalosi ed ecco come mai l''Italia non ha più vinto nulla. Personalmente credo che se si giocasse la coppa del mondo ogni due anni le vittorie azzurre sarebbero almeno 2/3 in più.

E Capello come lo vedi alla guida della Nazionale? Il Ct della nazionale deve essere uno che sa curare gli aspetti tattici in modo da far giocare nel modo migliore i giocatori a sua disposizione. Capello è uno che dovunque è andato ha avuto a disposizione tutti i giocatori che chiedeva. Milan, Real Madrid, Roma e quest''anno la Juventus sono società che hanno comprato tutto quello che lui ha richiesto. Non so come potrebbe rendere alla guida dell''Italia.

Che giudizio ti sei fatto su Fabio Capello, giudicato dai tifosi un traditore per la sua repentina e furtiva fuga dalla capitale? Non credo sia un traditore. Sicuramente Capello non ha lasciato la città come vorrebbero i tifosi romanisti, magari con una bella conferenza stampa di addio dove piangono tutti. Lui invece è un tipo un freddo, ha ricevuto una proposta che ha ritenuto migliore e quindi senza troppi rimpianti ha preso e se ne è andato. Forse è questa la sua unica colpa esser andato via nel modo meno gradito ai tifosi.

Tornando al campionato hai notato qualche possibile stella nascente? Difficile a dirsi oggi, anche perchè nel campionato di serie A i giovani non è che possano trovare chissa quanti spazi se non in squadre neopromosse o le così dette provinciali.Per i giovani oggi è dura.

Da questo punto di vista credi che il reality sul calcio sia un esperienza positiva o negativa? Negativa o positiva non lo so. Di certo posso dire che sono un tifoso del Cervia e che a me diverte vedere tutte le cose che succedono prima, durante e dopo le gare. Certo i passaggi che fanno loro sono almeno sei volte più lenti di quelli della serie A ma la carica che loro mettono è sei volte quella dei calciatori di serie A. E'' ovvio che il calcio professionistico è tutta un''altra cosa ma è anche vero che dei milioni di persone che praticano questo sport quelli che poi arrivano a giocarlo ai massimi livelli sono una percentuale quasi insignificante.

Un consiglio che daresti ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di calciatore? Non parlerei di carriera. Come prima cosa al calcio si gioca e giorno dopo giorno si crea una struttura interna, mentale e fisica, che serve come bagaglio per ogni giocatore. Poi ci vuole anche un po di fortuna ma di sicuro non ci vuole la smania di fare soldi.

Hai deciso cosa farai da grande? Magari l''opinionista televisivo? No, ti sbagli di grosso. E'' vero che attulmente mi deletto a fare l''opinionista di que e di la ma lo faccio per diletto, anche se poi qualcosina me la pagano pure. Lo faccio solo per piacere anche perchè la mia vita è fatta di altre cose; ho una società mia che si occupa di pubblicità e diritti televisivi. Ho interessi anche in Polonia ma il calcio lo faccio perchè sono dell''ambiente, perchè mi piace la domenica andare a vedere le partite, dire la mia, prendere in giro qualcuno ma mai senza cattiveria, magari stuzzicando gente con le spalle larghe come ad esempio Moggi, che so che non se la prende e che anzi ha piacere nel replicare. Di sicuro non farò più l''allenatore, è uno stress con cui non mi piace convivere e poi personalmente mi piace avere una responsabilità diretta evitando quelle indirette. E'' vero che tante volte gli allenatori si prendono molti meriti ma alla fine questa figura incide fino ad un certo punto su una squadra. L''allenatore importante se non ha i giocatori alla fine non vince nulla comunque. Non mi dispiacerebbe invece fare il presidente o il dirigente e se ricevessi un offerta in tal senso la valuterei con il dovuto interesse. Ad ogni modo mi sento ancora giovane, ho solo 49 anni, e tra le tante cose che faccio non ho certo tempo per annoiarmi.

Il tuo rapporto con la stampa sportiva italiana e con quella romana in particolare. Certo sono differenti le responsabilità a seconda del mezzo di comunicazione. Però dato che non si parla di politica o di economia ma di calcio, a mio avviso la presenza di qualche ''cavolata'' ci può anche stare. Non capisco sinceramente quando si fanno delle tragedie per delle notizie che vengono pubblicate quando sarebbe sufficiente chiudere l''argomento con un sorriso. In molti casi bisognerebbe imparare a sdrammatizzare.

Che opinione hai del giornalismo su internet? E'' ormai una realtà con la quale mi misuro quotidianamente. Come vedi ho qui sulla mai scrivania un PC sempre connesso per essere sempre aggiornato sulle novità.Una volta dovevi aspettare le 8 di mattina per sapere magari il risultato di una partita mentre adesso lo puoi trovare su internet in tempo reale. Certamente questo nuovo mezzo è un grosso concorrente per le forme di giornalismo tradizionale. Non so chi arricchisce e chi impoverisce però sono certo che questo sia un campo dove ancora ci sono molte potenzialità inespresse. Magari tra qualche anno alcuni vecchi metodi di fare comunicazioni verranno in toto soppiantati da internet. Ieri ho visto un mio amico che sfoggiava un modello di cellulare auricolare di ultima generazione. Se dicei anni fa qualcuno lo avesse detto lo avrebbero preso tutti in giro ed invece oggi è realtà, quindi in futuro credo che da internet arriveranno molte sorprese.

Quale messaggio mandare ai lettori che ci leggono e ai tuoi fans in generale? Ormai è da un po che non gioco più quindi non credo che di fans ce ne siano più. Il mio augurio per tutti è di stare in buona salute, di lavorare con passione e di divertirsi senza mai eccedere. Per tutti quelli che frequantono questo sito che si occupa di squadre capitoline, basket ed altri sport in genere di sapere che abbiamo in comune le stesse passioni e gli stessi hobbies e che quindi da questo punto di vista siamo in sintonia.


Antonio Dir. Delle Site