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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Venerdi 22 Marzo 2019, ore 07:30

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Id Article:635 date 4 Dicembre 2002

Roma, Tempo da lupi a Trieste per questo esordio stagionale della Roma in Coppa Italia. La Bora la fa da padrona: le forti raffiche oltre a tenere la temperatura a livelli da calotta polare (un ecomio agli spettatori che hanno gremito lo stadio e in particolare ai fedelissimi supportes giallorossi presenti in gran numero nonstante le mille difficoltà) e a sospingere sul campo immondizie di ogni genere in più di una occasione andavano ad falsare le traiettorie del pallone. In vista della trasferta di Milano Capello si affida nuovamente alla Roma 2, ovvero alla formazione che ha beccato tre pappine a Parma con in più gli innesti di Pellizzoli, Dellas e Tomic. Anche la Triestina preferisce far tirare il fiato a qualche titolare mettendo in campo alcune riserve. Il primo tempo è quanto di più soporifero si possa vedere. Da segnalare solo due occasioni da rete di Batistuta, una fallita per un soffio e l'altra con tiro a centrare il portiere. La Roma sia nel palleggio che nelle trame di gioco, nonstante le seconde linee, sembra dare l'impressione di poter passare in ogni momento, ma la leziosità della manovra e l'evanescenza di alcuni elementi riportano alla mente la bucolica immagine del cigno che invece di volare rimane a contemplare la sua bellezza specchiandosi nel lago. La squadra alabardata, ottimamente disposta sul campo dal tecnico Ezio Rossi ex giocatore granata, dal canto suo cerca di non prenderle e di non sfigurare facendo vedere anche delle belle cose. Nella ripresa inizialmente le musica rimaneva la stessa, predominio nel possesso di palla della Roma ma di tiri in porta nenanche a parlarne. La difesa della Triestina con le buone o con le cattive (ma mai senza commettere falli violenti) controllava senza troppi patemi affidandosi ad azioni di contropiede dove appariva particolarmente ispirato il giovane Beretta,autentica spina del finaco della difesa romanista. Proprio da una sua incursione Dellas, in colpevole ritardo, commetteva un fallo da rigore sicuramente evitabile. Sul dischetto andava il solito Berretta che, vedendosi parare il tiro da Pellizzoli ma approfittando dell'ennesima dormita dei romanisti, si avventava sulla respinta realizzando comodamente la rete del vataggio. A questo punto Capello decideva di inserire forze fresche e quindi dentro in una botta sola con un cambio stile Football americano Panucci, Sartor e Lima per Cufrè, Fuser e Montella. La Roma si riversava costantemente nell'area di rigore avversaria ma, nonstante ci fosse sempre per terra qualche romanista, gli estremi per un rigore l'arbitro Pellegrino (probabilmente a ragione) proprio non li vedeva. Nonstante il forcing la Roma si rendeva pericolosa solo su calcio da fermo: prima Guardiola colpiva la traversa e poi a meno di 5 minuti dal termine Batistuta su una punizione dal limite calciata in modo non impeccabile riusciva a far rimbalsare il pallone sul palo quel tanto che bastava per farlo rantolare in rete. A fine gara Capello intervistato al volo da Amedeo Goria dichirava " Se perdevamo anche qui........(pausa di riflessione) sarebbe continuato il periodo negativo". Forse avrebbe voluto dire "sarebbe stato meglio cambiare mestiere" ma questo è solo un interpretazione empatica e nulla più.

Antonio Dir. Delle Site