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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Mercoledi 17 Luglio 2019, ore 09:21

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a cura di Luigi Scrimieri
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gli azzurri festeggiano il gol con un'ammucchiata  
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Un anno dopo, sempre Campioni del Mondo

E’ già passato un anno ma il successo di Berlino è ancora negli occhi di tutti

Id Article:18665 date 9 Luglio 2007

Parma, Da quel 9 luglio è già passato un anno. Incredibile vero? Eppure 365 giorni sono volati, attenuando il fervore nei cuori e appassendo l'inguaribile ottimismo suscitato nei sani appassionati di calcio, che poco hanno a che vedere con i vari –òpoli (Moggiopoli, Calciopoli, etc etc) che imperversano nel Bel Paese.

E' passato un anno ma ancora oggi per tutti il cielo è azzurro sopra Berlino: queste furono le wendersiane parole del bravo Marco Civoli (http://www.youtube.com/watch?v=wADyH1HkDq8) a suggello del rigore decisivo di Fabio Grosso, inaspettata punta di diamante della cavalcata tedesca.

Piccole grandi cose sono cambiate. Dalla Juve in ambasce sono emigrati alcuni paladini azzurri (Cannavaro, Zambrotta), alla ricerca di monetizzazione e visibilità. Chissà che non rimpiangano la scelta: stagione tribolata quella del Pallone d'Oro 2006, per il quale si è anche parlato di un clamoroso ritorno a Napoli nonostante il (sofferto) scudetto in quel di Madrid; annata in chiaroscuro per il talentuoso esterno lombardo, in un Barcellona pieno di campioni, che attendevano una maggiore spinta dal marito della bella Valentina. Cannavaro e Zambrotta hanno abbandonato Buffon, Del Piero e Camoranesi, che invece sono rimasti per conseguire una sacrosanta promozione, tributo ai tanti juventini in Italia: i primi due da protagonisti (eccezionale il primo, per classe e concentrazione, superbo il secondo, capocannoniere del torneo cadetto), l'oriundo recalcitrante ma infine pronto all'”obbedisco” richiesto dalla nuova dirigenza bianconera.

Nell'Inter scudettata hanno fatto mostra di sé due dei reduci mondiali, tra i principali protagonisti nelle notti magiche del 2006: Marco Materazzi ha allungato la sua personalissima estasi, con 10 reti in campionato ed il ruolo di faro della compagine nerazzurra. Fabio Grosso ha subìto una crisi profonda, Lippi in allenamento  
(Premi per la FOTO Ingrandita) culminata con la perdita del posto da titolare in favore del brasiliano Maxwell (tutt'altro che un brocco, peraltro). Adesso è atteso a Lione, approdo importante per ritrovare nuovi stimoli.

Detto di quello juventino, parliamo degli altri due blocchi che formavano la spedizione azzurra: sia per quello romanista che quello milanista la stagione è stata molto positiva. I cavalieri di Totti sono partiti lancia in resta, irrorando il tessuto giallorosso di giocate d'alta classe, riscattando i dolori mondiali (lo squalificato De Rossi e l'abulico Pupone), o prolungando la verve tedesca (Perrotta). Pirlo e compagni hanno vissuto il purgatorio dei preliminari di Champions' e la fisiologica ma inutile rincorsa alla vetta del campionato con la necessaria umiltà, sforzo premiato dalla conquista del massimo trofeo continentale. E che premio!

E gli altri? Annata a corrente alternata per Amelia (ottimo all'andata, scosso dalle polemiche con Spinelli nel ritorno), Zaccardo e Barzagli (troppi i gol subiti dal Palermo), Barone (in panchina a fine stagione, penalizzato dai tanti cambi di rotta del nuovo Torino) e Toni (sotto media gol, ma comunque tra i principali cannonieri come sempre; arrivederci Luca!); passo d'addio per Angelo Peruzzi, frenato dai soliti problemi fisici ma sempre sicuro e carismatico; tanti gol (14) per Vincenzo Iaquinta, pronto a vestire i panni che furono di Ravanelli nella Juve che verrà.

Ed il condottiero? Marcello Lippi ha goduto di un anno di (relativa) pace, tanto auspicato, quanto meritato. L'Italia calcistica ringrazia lui ed il suo staff per aver realizzato un sogno atteso da 24 anni e coronatosi nel momento migliore, viatico fondamentale per vincere l'inerzia negativa che tanto malcostume aveva (ha) circondato il gioco più bello del mondo e sperare in un “pallone nuovo”. Grazie azzurri: è passato solo un anno ma già ci mancate.

Luigi Scrimieri