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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Mercoledi 21 Agosto 2019, ore 20:50

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a cura di Carlo Nesti


Id Article:1405 date 20 Ottobre 2003

Torino, Tutte le volte che si parla male dell'Inter, devo ammattere che soffro, perché Moratti è l'ultimo dei mecenati disinteressati, tifoso autentico, fino al suicidio finanziario, della sua sventurata squadra. Quando si tenta di spiegare dove nascono i problemi nerazzurri, tuttavia, occorre cominciare da lui, troppo umorale al cospetto dei risultati, e troppo permissivo al cospetto dei giocatori. Imporre l'utilizzo di un giocatore sopravvalutato come Recoba, senza tener conto dei progetti del tecnico e degli equilibri del complesso, è un avvilente attentato al buon senso. Poi, si deve fare i conti con la rosa, fortissima individualmente, ma male assortita, con molti interditori (C. Zanetti e Almeyda) e portatori di palla (Emre e J. Zanetti), e pochi distributori di gioco. Ne consegue una circolazione della sfera che è lontana parente di quella di Juventus,Milan, Roma e Lazio, in un contesto nel quale, adesso, abbondano gli esterni ma dove invece non esistono registi e fantasisti. L'ultimo aspetto, per carità, importantisimo, ma meno determinante rispetto a gestione societaria e materiale umano, è costituito dalla panchina, che metterebbe in imbarazzo chiunque. Dire che Cuper era un perdente è una sciocchezza, degna di chi, in omaggio alla superstizione, ha affossato nella musica Mia Martini e Marco Masini, e di chi si toccava quando passava Ancelotti. L'argentino prima ha risanato lo spogliatoio, e restituito competitività all'Inter, e poi è naufragato sotto l'onda lunga del 5 maggio del 2002: bravissimo nell'emergenza, e sprovveduto nel lusso.


Carlo Nesti