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Issue793 del 07/07/2018 Year: 2018 ID: 2 Mercoledi 20 Marzo 2019, ore 22:24

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Ferrari festeggiato dai suoi compagni dopo la rete  
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La rivincita del brutto anatroccolo

Udinese-Roma 0-1 2006-2007 Serie A
La Roma batte l'Udinese con una rete di Matteo Ferrari, un giocatore su cui in pochi avrebbero scommesso

Id Article:13680 date 29 Ottobre 2006

Roma, Nel mondo pallonaro di oggi, che si inventa il colpo di spugna al colpo di spugna, dove contano solo i soldi e dove è più facile ottenere udienza dal presidente della Repubblica che avere un autografo di Totti, ci piace ancora poter raccontare una favola, che poi magari tale non è, ma che per chi scrive, questa volta, vale la pena di essere raccontata. 

Nemmeno tanto tempo fa un giovane difensore di belle speranze dal nome roboante, tal Matteo Ferrari, dalla tranquilla Parma dove si era reso di protagonista di una buona stagione che gli aveva fatto conquistare anche la maglia azzurra venne chiamato dal suo Mister a giocare in una grande squadra, la Roma. Sicuramente una piazza non facile, che chiede molto ai suoi calciatori ma che allo stesso tempo, per chi dimostra attaccamento alla maglia e ai suoi valori, è pronta a ripagarti con eterno amore. 

Il ragazzo accetta entusiasta ma da subito le cose cominciano ad andare nel modo sbagliato.
Chi lo ha fatto venire a Roma presto per gravi motivi familiari è costretto a lasciare la panchina sulla quale si alternano diverse figure fino a quando non arrivò un signore paffutello, con gli occhiali, la faccia da pacioccone e dalla parlata intellegibile. Dopo le prime difficoltà le cose sembravano andare per il meglio ma poi ben presto anche questo incantesimo si ruppe e cominciano ad arrivare le grane, e purtroppo non ci riferiamo a quelle del noto formaggio. 

La squadra va male, prende schiaffoni un po da tutti nonostante i nomi altisonanti che compongono la rosa, il rischio retrocessione diventa reale e si comincia a far strada la paura. Il nostro forse è uno di quelli che sente maggiormente questo tipo di pressione, commette qualche sbaglio e non ci mette nulla a salire sul banco degli imputati. Clamoroso l'errore compiuto con il Brescia in casa che gli affibbia quasi definitivamente l'etichetta di "pippone senza speranza". 

La Roma a fine stagione si salva ma il nostro viene spedito all'estero in prestito, con la speranza che poi li si possa trovare bene e possa restarci facendo fare cassa ad una società che fa fatica a far tornare i conti. Passa un anno: la Roma ritrova gioco ed entusiasmo e conclude una stagione che segnerà la definitiva riappacificazione tra la tifoserie e i suoi beniamini. Il nostro invece è reduce da un campionato discreto ma vuole tornare a Roma, vuole onorare il contratto firmato e soprattutto vuole dimostrare che quello che avevano visto i tifosi in passato non era il vero Matteo Ferrari. Inserito in rosa quasi a forza, sin dai giorni del ritiro, si dimostra incurante delle voci che lo vogliono al centro di operazioni relative al calciomercato di agosto. 

Non si fa impressionare dai commenti di quegli opinionisti che imperversano nell'etere romano e che comunque continuano a definirlo un pippone o continuano a ripetere che un giocatore come lui non rientra nei piani dell'attuale allenatore; lui si allena con serietà, Il difensore giallorosso in acrobazia  
(Premi per la FOTO Ingrandita) lavora sodo, parla il meno possibile e pur partendo dalla panchina quando viene chiamato dal mister si fa trovare sempre pronto. Inizia il campionato e poi la Champions: i titolari sono altri ma un po gli infortuni, un po il tourn over alla fine il nostro di partite ne gioca diverse e sempre con buoni voti e senza combinare errori macroscopici come nel passato. A poco a poco i fischi si tramutano in applausi e il giocatore sempre più sicuro di se comincia anche a non disdegnare sortite in avanti arrivando a sfiorare anche la rete. 

Succede però che la Roma fa cilecca per due gare di fila interne contro avversari inferiori per caratura tecnica che costringono la squadra a perdere punti preziosi per la rincorsa alla vetta della classifica. Lo stesso allenatore comincia a parlare di "crisetta" e proprio nel momento meno propizio arriva la trasferta di Udine. I friulani in casa non perdono da una vita, giocano sempre bene e mettono in difficoltà qualsiasi avversario.
Il loro allenatore alla vigilia addirittura ipotizza con una vittoria di arrivare a ridosso delle prime. 

Con l'imperativo di “vietato perdere” gli uomini di Spalletti si battono come viene loro richiesto, per fare risultato e basta. Non ne viene fuori una bella partita ma la Roma non solo sembra resistere agli assalti bianconeri ma da l'impressione che si possa realizzare anche il colpaccio.
Dai e dai eccoci al minuti 66' quando una zampata vincente sottoporta regala alla Roma la rete della vittoria. A segnare però non è il capitano o uno degli attaccanti, non è un centrocampista e nemmeno un difensore con il vizietto del goal ma è proprio il nostro che il destino voleva al posto giusto al momento giusto. 

A fine partita a microfoni spianati avrebbe potuto prendersi la rivincita contro tutti coloro che lo hanno denigrato e offeso consoderandolo un giocatore non adatta alla Roma ma lui invece di pensare a rivincite personali si è anche schernito affermato candidamente “Oggi ho segnato io ed è finito il calcio”. Gli chiedono quale sia il suo segreto e lui, disarmante, risponde laconico: “Il lavoro”. 

Certo Matteo Ferrari forse non entrerà mai nell'immaginario collettivo ne avrà mai la notorietà di tanti suoi colleghi di reparto però ci ha dimostrato ieri di essere un serio professionista. 

E alla Roma di seri professionisti che non pensano solo ai soldi ma a fare del proprio meglio in campo ce ne è sempre bisogno.


Antonio Dir. Delle Site