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Il
dramma vissuto dopo l’eliminazione della nostra nazionale dal mondiale
ad opera della Corea del Sud ricorda molto le vicende recenti della storia
della Roma di Mazzone e di Zeman. Rigori non concessi, fuorigioco
inesistenti, reti annullate ingiustamente, ammonizioni mirate e via
dicendo. Allora come adesso le reazioni sono state le stesse. A Roma
tifosi e stampa locale urlavano
contro i “padroni del vapore del nord” che perpetravano ogni tipo di
angheria pretendendo maggior giustizia e considerazione (le cose
cominciarono a cambiare solo quando il presidente Sensi ha cominciato la
sua battaglia per ottenere quel peso politico indispensabile per ricevere
trattamenti equi). Le risposte erano più o meno la stesse che oggi
ricevono i tifosi e la stampa italiana che si lamentano dei torti subiti.
“Non
ci sono complotti è solo sfortuna, le sviste fanno parte del gioco”,
“Vi lamentate perché sul campo non siete riusciti a vincere”, “I
soliti piagnoni che vedono complotti in ogni dove”, “alla fine gli
errori si compensano” e via dicendo. Allora come adesso il tenore delle
risposte è lo stesso. Il discorso che ieri veniva fatto per la Roma è lo
stesso che ora si sente per la nazionale; purtroppo sia per la Roma di
allora che per l’Italia di oggi non possiamo parlare di squadre stellari
capaci di vincere contro tutto e tutti come ad esempio capitava al Milan
che pur senza ricevere rigori a favore vinceva tutto. E fa un certo
effetto vedere certi personaggi, che fino a ieri definiva i romanisti dei
piagnoni, scagliarsi con veemenza contro gli “arbitraggi scandalosi”
che ci hanno buttato fuori dai mondiali.
Facciamo
finta di voler giocare alla composizione di un puzzle e mettiamo quindi in
ordine gli elementi.
Il
primo è che nel calcio ormai da tempo se non hai potere politico spesso
vieni penalizzato. Quindi conquistare un posto al sole non vuol dire
essere necessariamente degli intrallazzoni o peggio, ma sembra essere
l’unico modo per ottenere
quella forza necessaria per poter richiedere garanzie minime di imparzialità
che permettano di non partire svantaggiati. L'esempio più recente è
quello avvenuto con la designazioni di Collina per Giappone-Turchia. Dopo
le angherie subite nella partita con il Brasile, dovendo affrontare una
delle squadre organizzatrici della manifestazione pare che il potentissimo
Senes Erzik, alto dirigente turco dell’Uefa, abbia fatto si che
l’arbitro fosse uno dei più bravi e quindi meno influenzabili e così
è stato. Alla fine la Turchia ha vinto con merito senza subire torti o
favori dall’arbitro come era giusto che fosse.
Oggi
il calcio italiano a livello dirigenziale non conta nemmeno un
rappresentante in nessun organo esecutivo a livello sia europeo che
mondiale. Tale situazione è la logica conseguenza dei limiti dei
dirigenti del calcio di casa nostra.
Innanzi
tutto in quasi 40 anni non si è riusciti o non si sono voluti trovare
dirigenti nuovi in grado di sostituire i vari Carraro e Mataresse ma anzi,
è successo pure che tra i dirigenti stessi non ci sia quell’armonia
indispensabile per mandare avanti il carrozzone. Faide interne e giochi di
potere hanno creato un clima di generale conflittualità che all’estero
è stato recepito come forma di debolezza e i fatti confermano tale realtà.
Sono ormai due anni che a livello europeo non c’è un club che riesce a
vincere una coppa europea e le motivazioni non sono sempre state di natura
tecnica. Non dimentichiamoci Roma-Galatasaray. Quel giorno l’arbitro con
il nome di una caramella, il signor Frisk, (attualmente arbitro anche ai
mondiali) permise ai turchi di tutto contribuendo non solo a far perdere
punti vitali alla Roma ma anche a creare i presupposti per la rissa di
fine partita (evento a cui i turchi sono ampiamente abituati sia a livello
di nazionale che a livello di squadre di club come accaduto recentemente
nella partita con il Costarica). Il frutto di tali errori fu la scandalosa
sentenza della Uefa, dove i cattivi erano solo i romanisti, che fu poi in
parte ridimensionata in secondo grazie alla bravura degli avvocati scelti
della Roma e non certo per merito dell’intervento della Federcalcio.
Allora si sentì dire da parecchi che la questione rigurdava la Roma e che
anzi era colpa dei giallorossi se non erano stati in grado di mantenere il
controllo.
In
quel frangente non si era voluto capire che il problema riguardava il
calcio italiano all’estero e non semplicemente la squadra giallorossa.
Dopo
tale episodio arrivò la non-elezione di Carraro alle cariche dirigenziali
del calcio che conta. Sono entrati negli organi direttivi membri di paesi
che hanno a malapena tornei a carattere amatoriale mentre il nostro
rappresentante veniva sonoramente trombato. Ma nemmeno questa volta si è
fatto nulla anzi chi paventava che tale atteggiamento avrebbe penalizzato
il nostro calcio a partire dai mondiali addirittura venne bollato come
pessimista, porta jella, prevenuto, di parte e via dicendo. E arriviamo ai
5 goals annullati agli azzurri: Carraro che corre in Giappone dopo Italia
–Croazia (ma un presidente federale non dovrebbe partire con la
squadra?), rassicurazioni di ogni genere, scuse per gli errori e poi
l’uno–due Messico (passiamo grazie al sorprendente Ecuador) e Corea.
E
allora ecco altri tasselli per il puzzle:
1)
A fine partita tutti sono incavolati come belve (perfino le più
alte cariche istituzionali dello stato si sono espresse sull’argomento)
tranne il pacato Carraro che si limita a dire “Parlerò in Italia”,
come a dire “ci avete buttato fuori dal mondiale ma adesso ve ne diremo
quattro”….perché questo atteggiamento?
2)
Qualche minuto prima Carraro non era sembrato così pacato nei
confronti della segretaria di Matarresse (vicepresidente Fifa fino al 30
giugno) apostrofata con “parole irripetibili”. Perché prendersela con
quella persona?
3)
Si viene a sapere che il sig. Blatter, da poco riconfermato
presidente della Fifa, è stato sostenuto proprio da Carraro.
La domanda sorge spontanea: Carraro appoggiando Blatter
si è fatto più nemici del dovuto oppure come accade con il due di
briscola è stato considerato un alleato sacrificabile di fronte ad
interessi più forti?
4)
Invitato ad esprimere un parere a caldo dopo Italia-Corea Roberto
Renga, inviato de “Il Messaggero”, dichiara ai microfoni di Amedeo
Goria della Rai “Non so cosa pensare: stai a vedere che qualche
dirigente si è venduto la partita”. Stupore, imbarazzo e poi la cosa
finisce li immediatamente. Rabbia del dopo partita o sospetto fondato?
5)
In molti chiedono le dimissioni di Carraro e poi
paradossalmente tutti i giornali riportano la notizia che Galliani
ha intenzione di candidarsi come presidente della lega, decisamente un
volto nuovo considerando che l’altro candidato sembrava essere Matarrese.
Ma non si doveva rifondare il calcio dalle fondamenta?
Forse
i pezzi nelle nostre mani non sono ancora sufficenti per delineare cosa
ritrae il nostro puzzle. Di una cosa però si è certi che servono facce
nuove che sappiano ridare al nostro movimento calcistico il prestigio che
gli appartiene; inoltre i dirigenti dei club devono capire che per il bene
comune è indispensabile accantonare gli interessi di bottega e
collaborare fattivamente. In attesa dei prossimi sviluppi speriamo che per
il bene della nazionale e dei singoli club, che comunque anche se
antipatici rappresentano sempre il nostro paese all’estero, qualcosa
possa mutare perché in caso contrario in futuro le cose non potranno che
peggiorare sempre più.
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