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Alberto
Mandolesi, è stato difficile coniugare l’amore per la Roma con la
professione per il giornalismo?
Non
così difficile. Mi sono accorto che per molti lo è…però per me no! Si
può essere tifosi e allo stesso tempo obiettivi. Ad esempio può
succedere che la Roma vinca un derby fortunosamente: sul momento esulto,
piango, abbraccio chi mi stà vicino ma poi la sera, pur essendro
stra-felice, sono obiettivo e non ho problemi a dire che la vittoria non
è stata meritata. Non si può essere invece tifosi e sportivi perché lo
sportivo esordisce sempre con la frase “vinca il migliore”, mentre io
se devo dire qualcosa dico sempre “vinca la Roma”.
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Tu
sei una delle voci storiche del tifo giallorosso! Restano nel mito alcune
tue radiocronache insieme a Pato. Qual è il tuo commento in proposito?
Io
sono stato fortunatissimo perché quando ho cominciato non avevo molta
concorrenza. Allora oltre alla Rai, a livello di emittenti private, dovevo
confrontarmi con l’amico Sandro Piccinini che però faceva una
radiocronaca impeccabile ed obiettiva……adesso invece c’è molta più
scelta e quindi una concorrenza molto agguerrita. Certo io ricordo di aver
raccontato delle finali di coppa Italia che non andavano in televisione,
quindi sapevo che tutta Roma era sintonizzata sul sottoscritto. Sono stato
fortunato!
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Secondo
te oggi non è che ci sono troppi radiocronisti in circolazione?
Per
la verità oggi in circolazione c’è troppo di tutto! Certo la torta è
bella grossa ma se si continuano a fare degli spicchi sempre più piccoli
alla fine cosa resta? Nemmeno le briciole.…..
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Dopo
tanti anni che segui la Roma qual è l’episodio che ricordi con maggior
piacere?
Di
episodi da raccontare ce ne sono tanti, tutti quelli che hanno provocato
emozioni.
Il
calcio di emozioni ne dà tante perché è fatto di sentimenti……e
paradossalmente a segnarti sono di più i momenti tristi. Sembrerà strano
ma personalmente mi sono più riconosciuto in una sconfitta che in una
vittoria e mi riferisco al 30 maggio del 1984; dopo l’ultimo rigore
tutto lo stadio rimase dentro, sembrava che nessuno volesse tornare a
casa…..piangevamo abbracciati, ma eravamo orgogliosi di essere della
Roma.
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Dei tanti giocatori che hai visto calcare l’erba dell’Olimpico quali
hanno rapito il tuo cuore di sportivo? E chi invece ti ha impressionato di
più da un punto di vista umano?
Di
campioni ne ho visti proprio tanti tanti…..da un punto di vista
affettivo nomino Losi. Ricordo che quando Herrera lo accantonò per dare
spazio a Santarini lui per non indossare un'altra maglia che non fosse
quella della Roma preferì smettere di giocare e questo oggi nel calcio
moderno sarebbe impossibile. Un altro grande che ricordo è Paolo Roberto
Falcao con cui avevo stretto un’amicizia che non ho avuto opportunità
di stringere con altri.
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In
questo periodo impazzano le notizie di calciomercato. Se fossi Sensi chi
compreresti?
Se
io fossi il presidente della Roma credo che la società fallirebbe in due
stagioni perché comprerei il meglio di tutto…anche un intera nazionale
in pieno stile fanta-calcio. Mi avvicinerei molto a Moratti che, poverino,
ogni anno spende più di tutti e poi non vince mai nulla.
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Il
tuo rapporto con la nazionale e con i mondiali.
Riguardo
ai campionati del mondo ho due ricordi particolari: nel 1982 grazie a
Radio Dimensione Suono ottenni un grande successo personale. Nel 1990
invece ero l’unico giornalista delle private accreditato per seguire i
mondiali e fu un esperienza professionale molto bella.
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Un
commento su Balbo, Aldair e Zago ….giocatori che hanno fatto la storia
recente della Roma e che probabilmente il prossimo anno non rivedremo
lottare per quei colori con cui abbiamo imparato a conoscerli
e ad amare.
C’è
sempre un po' di tristezza quando questi campioni se ne vanno anche perché
è l’ennesima dimostrazione che nel calcio, come nella vita, se vuoi
vincere c’è poco spazio per i sentimenti. Il parodosso è che il calcio
invece si rivolge a chi di sentimenti ne vuole e ne ha tantissimi ovvero i
tifosi.
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Quali
sono i tuoi progetti professionali per il futuro?
Mi
piacerebbe fare una trasmissione un po' diversa in televisione puntando
sui giovani che hanno il duplice vantaggio di non far lievitare i costi e
soprattutto di portare idee nuove. Radiofonicamente mi piacerebbe bissare
il successo di quest’anno e con i miei giornali magari fare ancora
meglio.
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Rimanendo
in tema di giovani, quale suggerimento daresti ad un ragazzo che
desiderasse intraprendere la professione di giornalista e magari di
giornalista sportivo sportivo?
Sicuramente
di pensarci molto bene perché oggi siamo tantissimi e non c’è garanzia
di lavoro; c’è da fare molta gavetta e non è facile guadagnare bene.
E’ un mestiere però che richiede una grande passione e quindi
un’eventuale scelta in tale direzione deve essere motivata
essenzialmente dal cuore.
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Quando
hai deciso di fare il giornalista quale
è stato il tuo modello ispiratore?
Ezio
De Cesari, un grande amico oltre ad essere uno che
sapeva vedere il calcio. Un figura che mi manca tantissimo e che
per me è stata un punto di riferimento.
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