SALA STAMPA
 
a cura de Silvia Silvestri

PEP GUARDIOLA

L'autografo per voi lettori !

Un Guardiola così nessuno se lo aspettava. Campione dentro e fuori del campo. Nonostante i suoi successi è rimasto un ragazzo semplice e umile.

Dopo la partita con il Como, dove Capello l’ha schierato in campo dal primo minuto, lo spagnolo il giorno dopo parla in sala stampa a Trigoria, ed esterna con semplicità e ottima dialettica tutte le sue sensazioni e le sue  opinioni.

“La mia prestazione di domenica non rimarrà certo nella storia. Non sono molto contento di come ho giocato. Non ho problemi a livello fisico, mi sono allenato molto,ma ho giocato poco e mi manca il ritmo partita. Mi manca la confidenza con il terreno di gioco e con i miei compagni. Se non mi sentissi pronto a giocare tornerei a casa.”

Guardiola accetta con umiltà le scelte del tecnico ed è difficile vedere un campione come lui sedersi in panchina e accettarlo con serenità.” Con Capello ho un ottimo rapporto. Ci parliamo, ci guardiamo negli occhi. E’ lui che decide poi se devo scendere in campo oppure no. Ed io accetto le sue decisioni. Chi sono io per dire che devo assolutamente giocare. Si ho vinto tanto, sono stato capitano di una squadra importante, che ha vinto tutto, ma questo appartiene al passato. Il calcio è questo. Devi metterti sempre in discussione. Quello che ho fatto rimarrà sempre. E’ importante per me, ma ora devo vivere il presente, è una questione di orgoglio, di correttezza nei confronti dei mie compagni e della squadra.Ora sono in una società importante, dove c’è un allenatore che ha vinto molto anche lui, quindi non posso discutere le sue decisioni. Il calcio è un gioco di squadra e prima di pensare a se stessi bisogna pensare al gruppo. Forse devo giocare meglio per poter aiutare di più i miei compagni. Certo vorrei giocare sempre come tutti. Ma c’è a chi piace la carne a chi il pesce. Bisogna vedere a Capello cosa piace di più. Forse l’ho deluso, lui si aspettava altro da me, pur conoscendo le mie qualità. Comunque rimane il rispetto per le sue scelte. La società paga una persona per farle. E chi sono io per dire che dovrei giocare di più. E al posto di chi?.. Di Emerson?.. di Tommasi?.. Di Lima?.. Di Tomic? L’importante in una squadra è vincere, avere un buon rapporto con i compagni di squadra e con la società. Io ho tutto questo.”

Visto che Capello lo utilizza poco, gli si chiede se forse non è per una scelta tattica.

“Mi trovo bene a giocare con qualsiasi modulo. Basta pensare che con il Barcellona praticamente giocavo con un centrocampo ad uno. I miei compagni di squadra erano tutti in attacco. Quindi non è questo il problema. Certo in Italia  c’è una cultura calcistica diversa. Io sono cresciuto con quella spagnola con influenze olandesi. Ma ero preparato a questo. Devo solo adattarmi, anche se è difficile cambiare abitudini e mentalità.

Poi parla dei suoi compagni di squadra.

“ Il rispetto prima di tutto. Sono tutti grandi campioni. Dualismo con Emerson? No, assolutamente! Lui è un giocatore incredibile, è uno dei migliori in campo. E’ troppo forte.”

Parla anche del capitano Francesco Totti. “Lo metterei allo stesso tavolo con tutti i grandi con i quali ho giocato.”

Gli è stato chiesto poi un parere sul comportamento di Antonio Cassano.

“A vent’anni ragionavo in modo diverso. Tutti possono sbagliare anche a trenta. Anch’io sbaglio ancora. Cassano deve imparare molto. Deve soprattutto aprire gli occhi e le orecchie e capire che fa parte di una società importante, dove c’è una maglia da onorare e dei tifosi da rispettare. E deve soprattutto capire che l’importante è il gruppo.”

A gennaio potrebbe chiedere di andar via, visto che gioca poco.“ Non è il luogo per parlarne. Per il momento sono un giocatore della Roma. E poi non ho avuto nessun contatto con altre società. Quando non giochi nessuno ti cerca. Però so che Mazzone mi stima molto. Ed anch’io stimo lui.

 Poi fa il punto sulla Roma.

Non è importante il distacco dalla vetta. Sono solo 8 punti. I campionati si decidono nelle ultime 10 gare. L’importante ora è vincere a Piacenza e passare il turno in Champions League.

In chiusura di conferenza  commenta le polemiche Gea.

“ Io mi fido delle persone e di quello che dicono.Qui non è così. Quando Totti si era infortunato, nessuno gli ha creduto. Sembrava che fosse una scusa per non andare in Nazionale. Assurdo.”

Poi, infine, sulle trasmissioni sportive dice:” Che noia! Si parla per ore e ore di moviola e di artriti. Ci fanno un’intera trasmissione. Sono programmi veramente noiosi.”